Le temperature europeee e i 2°C di Parigi
con aggiornamenti

Franco Zavatti e Luigi Mariani

Il rapporto IPCC SR1.5, richiesto dalla COP22 di Parigi e presentato alla COP 23 di Katowice (Polonia), al primo punto (A1) recita:"Si stima che le attività umane abbiano causato circa 1°C di riscaldamento globale al di sopra del livello pre-industriale, con un probabile intervallo tra 0.8 e 1.2 °C. È probabile che il riscaldamento globale raggiunga 1.5°C tra il 2030 e il 2052 se continuerà ad aumentare al ritmo attuale (alta confidenza)".
Tutto SR1.5 è in pratica un confronto tra cosa potrebbe succedere se la temperatura aumentasse di 2°C (valore massimo fissato da COP22) oppure di 1.5°C (valore massimo auspicato da COP 22).
Il "potrebbe succedere" scritto qui sopra si riferisce alla temperatura media globale mentre noi, in Europa, non abbiamo bisogna del condizionale e possiamo misurare sperimentalmente quanto l'SR1.5 riporta come previsione dei modelli climatici.

Come si vede agevolmente in figura 1, noi abbiamo già superato la differenza di 2°C rispetto al livello preindustriale (qui scelto come l'anno 1880).
La figura 1 mostra l'anomalia di temperatura media europea (ETA, Mariani e Zavatti, 2017) che i lettori di CM possono vedere all'inizio della barra laterale del blog.

Fig.1: Anomalia della temperatura media europea dal 1655 al 2016. Dati annuali. La linea rossa è un filtro passa-basso di finestra 36 anni. Le linee orizontali verdi rappresentano un intervallo di 2°C che parte dal valore filtrato dell'anomalia al 1880, inizio di alcuni dataset di temperatura globale.

In rosso un filtro su 36 anni e in verde un intervallo di 2°C che inizia dal valore filtrato per l'anno 1880; le due righe verdi possono essere immaginate più in alto o più in basso, a discrezione di chi legge.
In ogni caso siamo, come minimo, "pericolosamente" (per l'IPCC) vicini ai limiti, sia fissati che auspicati dalle ultime COP, ammesso che qualcuno voglia far scorrere le linee verdi e posizionarle in modo diverso rispetto alla figura 1; se così non fosse, possiamo certamente affermare che abbiamo superato da qualche anno quei limiti che nelle dichiarazioni ufficiali ci siamo impegnati a non valicare.

Una conferma viene dal tasso di mortalità della ESP, European Standardized Population (vedere ad esempio https://www.nrscotland.gov.uk/files/statistics/age-standardised-death-rates-esp/age-standard-death-rates-background.pdf), una distribuzione teorica che rappresenta la popolazione europea meglio della distribuzione della popolazione mondiale WHO (World Health Organization). La distribuzione ESP nasce nel 1976 e, causa i normali cambiamenti demografici, viene ripetuta nel 2013. Qui viene usata la versione 2013, mostrata in figura 2.

Fig.2: Distribuzione ESP 2013 per classi di età.

I tassi di mortalità per entrambe le distribuzioni ESP sono in figura 3, tratta da https://www.nrscotland.gov.uk/files/statistics/age-standardised-death-rates-esp/age-standard-death-rates-background.pdf

Fig.3: Tassi di mortalità per entrambe le distribuzioni ESP. L'ESP 2013 è la curva rossa. Questi dati terminano nel 2012, ma non si osserva alcun segno di un possibile incremento del tasso di mortalità che possa far pensare agli eventi catastrofici previsti e temuti.
Quello mostrato è solo un esempio e ci chiediamo se i lettori di CM possano (e vogliano) proporne altri che potremmo aggiungere al sito di supporto.

Su WUWT (qui) è apparso un post simile che usa i dati europei dal dataset di Berkeley.

Il grafico e i dati relativi a questo post si trovano nel sito di supporto qui.

Bibliografia

  • Mariani L., Zavatti F.: Multi-scale approach to Euro-Atlantic climatic cycles based on phenological time series, air temperatures and circulation indexes , Science of the Total Environment, 593-594, 253-262, 2017. doi:10.1016/j.scitotenv.2017.03.182
    24.3.2019
    Nota aggiunta l'8 aprile 2019, dopo la pubblicazione del post

    Un altro esempio è la mortalità infantile (per 1000 nati vivi) nell'Unione Europea. Come si vede dalle figure 4 e 5, i valori dal 2006 al 2017 sono in diminuzione per tutti gli stati tranne Malta (MT). I valori più bassi per entrambe le figure sono quasi costanti perché credo ci sia una soglia minima "fisiologica".

    Fig.4: Mortalità infantile in Europa (1.o gruppo). Tutti i valori sono in calo, tranne Malta (MT). La linea tratteggiata è la media per l'Europa a 28 stati.



    Fig.5: Come figura 4, per il 2.o gruppo di stati europei. Qui è presente, con la sigla (temporanea) XK, anche il Kosovo che normalmente si trova sotto la sigla RS (Serbia e Kosovo). È presente anche la sigla RU (Federazione russa) che non fa parte della Comunità Europea. Sia XK che RU hanno la stessa struttura di SK (Slovacchia), con il picco di mortalità (13 e 10) precedente di 2 anni e di 1 anno, rispettivamente. Qualcosa di vagamente simile si osserva anche per SI (Slovenia), a tutt'altro livello di mortalità.

    Non sembra che il raggiungmento dei 2°C, tra l'altro ben prima del 2040 (limiti 2030-2050) previsto dai modelli e descritto nel rapporto IPCC SR1.5, figura SPM1, sia stato deleterio, almeno per la mortalità infantile.

    Una situazione che abbiamo voluto verificare è anche quella relativa alle tasse ambientali espresse come percentuale del PIL (GDP in inglese), dal 1995 al 2017: i grafici per i singoli stati e per l'Europa a 28 stati sono nelle due figure successive, dove una quasi costanza è interrotta da alcune situazioni di crescita e di diminuzione (attenzione: non di tasse in assoluto ma di tasse rispetto al PIL).
    Qui si presentano due dubbi:

    1. Perché i singoli stati chiedono ai rispettivi cittadini tasse ambientali che incidono in diversa percentuale sul PIL? (forse sono affari loro, ma non è detto che una minore incidenza sul PIL non porti a chiedere e ottenere maggiori finanziamenti europei, pagati da tutti).
    2. Perchè le tasse ambientali in Italia sono aumentate dal 2009 in poi dello 0.8%, senza che le politiche ambientali (molti proclami e pochi fatti) siano sostanzialmente cambiate? La diminuzione dal 2015 di circa 0.1% non sembra significativa.


    Fig.6: Tasse ambientali rispetto al PIL (GDP) dei singoli stati europei (1.o gruppo). La linea spessa tratteggiata è la media dell'Europa a 28 membri. Notare la forte crescita per l'Italia dal 2008 e la leggera decrescita dal 2015. La Danimarca (DK) è diminuita fino a trovarsi al di sotto della Serbia-Kosovo (RS) e quasi allineata a Italia e Lettonia (LV) nella regione dei maggiori tassati europei.


    Fig.7: Come figura 6 (2.o gruppo). Da notare il forte aumento della Slovenia (SI) dal 2008 e la diminuzione della Slovacchia (SK) dal 2004.


    N.B.: I dati europei sono presi da https://ec.europa.eu/eurostat/data/database più

    Mortalità infantile: Population and social conditions ==> Demography and migration ==> Mortality ==> Infant mortality rate (tps00027)
    Tasse ambientali: Tables by themes ==> Environment and energy ==> Environment ==> Environmental taxes ==> Environmental tax revenue (t2020_rt320)