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Covid in Italia dal 1.o giugno al 7 dicembre 2020: decessi, clima e principio di precauzione

Franco Zavatti

Devo dire che non sono troppo convinto nell'affrontare questo argomento perché non conosco bene le dinamiche della situazione covid-19.
Sono anche sicuro di non avere intenti critici nei confronti della gestione della pandemia da parte delle autorità competenti e so con certezza che, se abbiamo autorità che gestiscono la salute, dobbiamo seguire le loro indicazioni. La critica verrà (se è il caso) successivamente, a bocce ferme.

A titolo personale, sono un soggetto a rischio e seguo pedissequamente le regole (sono anche in pensione e posso permettermi di farlo). Esco di casa la mattina alle 6 per la mia passeggiata di qualche chilometro (non per il virus, l'ho sempre fatto); rientro alle 7 ed esco solo in caso di spesa. Non avrei intenzione di contagiarmi e attendo speranzoso il vaccino.

Qui mi propongo di mostrare, non solo l'andamento dei contagi e la possibilità (credo concreta) che l'Italia stia uscendo dalla seconda ondata, ma anche che l'uso del principio di precauzione ("verrà applicata la massima precauzione" ci è stato detto e ripetuto) sembra non rispondere ai criteri di economicità che ho descritto nel Sono scettico. Sì ma perché? scaricabile dalla barra destra di CM (l'esempio estremo che avevo fatto allora era che, in base al principio di precauzione, non posso uccidere due persone per evitare che mio figlio possa [forse] ferirsi ad un dito).
A partire da queste considerazioni, vorrei discutere l'uso del principio di precauzione applicato nello stesso modo (senza economicità) nella gestione dell'inesistente cambiamento climatico causato dall'uomo.

Per cercare di capire qual'è la situazione covid, uso i dati disponibili nel sito a worldometer relativi all'Italia, agli Stati Uniti e al Regno Unito come esempi di massima precauzione, nessuna precauzione ed entrambi i livelli di precauzione in periodi diversi. Successivamente ho aggiunto altre tre nazioni "cattive": Svezia, Brasile, Iran.

Sono consapevole che il Belgio (per il quale non conosco il livello di precauzione adottato) ha una situazione peggiore di tutte quelle elencate, ma non sono interessato ad una classifica buoni-cattivi, solo al confronto uso-non uso del principio di precauzione.

Sulla "nessuna precauzione" negli USA, l'ampia autonomia di cui godono gli Stati e i governatori rendono questo aspetto piuttosto variegato e l'affermazione troppo netta, ma essenzialmente mi riferisco al martellamento giornalistico costante, prima delle elezioni americane, sul fatto che le autorità americane non avessero, appunto, nessuna precauzione e che i loro contagi e decessi avessero raggiunto limiti estremi.
Fig.1: Una versione aggiornata di questa figura è disponibile nel sito di supporto. In alto: casi di covid-19 in Italia dal 1.o giugno al 7 dicembre 2020. La riga bordeaux è un filtro passa-basso di finestra 7 giorni e la riga verde è una gaussiana. La riga tratteggiata è il numero massimo di casi della prima ondata (21 marzo 2020, pari a 6554). Le scritte esterne, a destra e il riquadro bordato di marrone sono discussi net testo. Le date in rosso sono puramente indicative e, verso la fine di novembre, sbagliate di 4-5 giorni. In basso: spettro della serie, con il riquadro giallo che mostra un ingrandimento della prima parte. sono indicati dalle frecce rosse alcuni periodi caratteristici (o che lo sono stati nel corso dell'analisi) espressi in settimane (w=settimane).

Intanto vediamo la situazione dei contagi in Italia: nella figura sono riportati i casi di contagio dal primo giugno al 7 dicembre 2020 insieme ad un filtro passa-basso che serve a smussare la ben nota pratica del minor numero di tamponi nel fine settimana e del conseguente minor numero di casi. Ho poi aggiunto anche una funzione gaussiana (non un fit) i cui parametri sono stati aggiustati per tentativi in corrispondenza del giorno 170 (circa 17-18 novembre), quando la curva era attorno al suo massimo. Poi i parametri non sono stati più modificati. Le date in rosso sono state aggiunte per un'indicazione di massima del periodo, ma derivano da mesi tutti di 30 giorni per cui l'ultimo punto, del 7 dicembre, sembra essere collocato al 30 novembre. Prego i lettori di considerare queste date per quello che valgono.
Il grafico dei contagi ci dice che stiamo uscendo dalla seconda ondata, seguendo bene, per ora, l'andamento della gaussiana (σ=19 gg; FWHM=2.34σ=44.5 gg). Capisco che chi usa il principio di precauzione continui in modo martellante a sottolineare l'aspetto catastrofista (i contagi calano ma non possiamo rilassarci e dobbiamo temere la terza ondata a gennaio ...) e, dal loro punto di vista, condivido.
Nella parte inferiore della figura mostro lo spettro (il riquadro giallo è un ingrandimento della parte iniziale) con indicati (frecce rosse) alcuni massimi caratteristici anche di periodi precedenti, quando i dati erano in numero inferiore. Il periodo di 1 settimana non ha la freccia perché non ha necessità di essere sottolineato: il ritmo settimanale è indiscutibile ed è il massimo spettrale principale. Si osserva un massimo a 3 settimane (e nel corso del tempo si sono visti massimi a 2 e a 5 settimane), ma da notare sono anche quelli di metà settimana (0.5, 1.5-1.7, 2.5, 6.5 settimane), in gran parte deboli ma presenti, forse armoniche secondarie del forte picco a 0.5. Non so bene a cosa attribuire questi picchi e non tenterò spiegazioni che sarebbero del tutto casuali e non documentate.

La parte superiore della figura mostra scritte in alto a destra, esterne, che elencano il numero di abitanti delle tre nazioni prese in considerazione e i rapporti tra il numero di abitanti in USA, Gran Bretagna e Italia; poi anche un riquadro a sinistra che presenta il numero complessivo, nelle tre nazioni, di decessi per covid-19. Si legge, rispettivamente, 290443, 61434 e 60606, numeri che si traducono in 760, 915, 1000 decessi per milione di abitanti. I valori complessivi per UK e Italia diventano, tramite il rapporto a destra nel grafico, 301 mila e 327 mila, entrambi superiori al numero dei decessi americani. Proprio oggi ho ascoltato al telegiornale (8 dicembre 2020, tg2 delle 20:30) la notizia che l'Italia è il primo paese al mondo per numero di decessi, seguita dalla Spagna.

Dal confronto deduco che l'uso del principio di precauzione non ha cambiato in modo significativo la situazione dei contagi covid-19, anzi sembra proprio che ci si trovi peggio che in altri stati "meno virtuosi" o supposti tali. A "conforto" di questa affermazione anche i dati della poco popolosa (e poco virtuosa, hanno detto) Svezia: 10.2 milioni di abitanti; USA/S=37.5; 7156 decessi al 6/12/2020, con circa 268 mila decessi complessivi (700 per milione), numero, normalizzato alla popolazione, nettamente inferiore agli altri tre. Se la notizia del tg2 è vera (un veloce passaggio dai giornali on-line non ha dato esiti), non ci sono situazioni peggiori di quella italiana con cui confrontarsi.

Si è detto che la non discesa dei contagi è stata colpa del "liberi tutti" nelle feste di Natale: in realtà il discostamento dei contagi dalla gaussiana, fino ad allora seguita con precisione, è iniziato attorno al 2 dicembre, come si vede nella figura successiva, ben prima del periodo di forte affollamento per gli acquisti natalizi.
Fig.2: Ingrandimento di una versione di figura 1 aggiornata al 13 gennaio 2021. L'inizio del discostamento dalla gaussiana (linea verde) della media su sette giorni (linea rossa) è indicato dalla barra bicolore. L'intervallo di tempo è sottolineato dalle frecce.

Dal basso della mia ignoranza in materia, l'ipotesi che propongo è che la terza ondata e/o l'arrivo della variante inglese del virus abbiano provocato gli aumenti di contagi, quasi indipendentemente dagli affollamenti, che certamente hanno avuto la loro parte nella vicenda.

Il clima
E vengo al clima: il principio di precauzione, di massima precauzione, viene usato nel contrasto (assunto come possibile, anzi sicuramente attuabile, ma mai dimostrato) al cambiamento climatico -sempre e solo provocato dalle attività umane- senza prima aver analizzato il vantaggio economico dell'azione e basandosi sulla supposizione di una minaccia assolutamente senza uguali (quella climatica è una minaccia identica alla perdita di vite umane nel caso del covid-19) che deve essere evitata, costi quel che costi.

C'è qualcosa che dimostri che l'uso del principio di precauzione possa dare, nel caso climatico, risultati migliori di quelli sanitari? Io credo di no e, in ogni caso, è necessario che qualcuno DIMOSTRI PRIMA DELL'APPLICAZIONE il miglioramento dovuto all'uso di questo principio. Ma il risultato finale sarà (come nel caso del covid) una perdita di capacità economica e di ricchezza, che dovrà essere sostenuta con i soldi (quali?) dei contribuenti, con, in cambio, nessun miglioramento della situazione climatica dovuto al "contrasto al clima", proprio come non si è visto nessun miglioramento nel numero dei decessi rispetto agli altri paesi.

Dati, grafico e tabella aggiornati, nel sito di supporto


9.12.20