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Covid in Italia dal 1.o giugno 2020 al 17 marzo 2021.
Decessi, clima e principio di precauzione. Seconda parte.

Franco Zavatti

Per cercare di capire quale è stata la situazione covid tra la fine della prima ondata e l'inizio delle vaccinazioni, uso i dati disponibili nel sito worldometer, in particolare uso il grafico dal titolo Total Deaths (color arancio) relativo a Italia, Regno Unito, Stati Uniti, Brasile, Iran, anche in questo caso usati come esempi di massima, poca e nessuna precauzione. Bisogna dire che la poca precauzione del Regno Unito si riferisce all'iniziale disinteresse per la protezione, in attesa di raggiungere naturalmente l'immunità di gregge, v. ad esempio questo articolo, prima di marzo-aprile 2020, seguita da una maggiore precauzione nel periodo che ci interessa più direttamente.
Ancora una volta sono interessato solo ai vantaggi o meno dell'uso del principio di precauzione nella gestione della pandemia e al confronto con il suo uso nelle vicende climatiche e non alla gestione stessa, della quale so davvero poco.

Per sgomberare il campo da equivoci, sono vaccinato con entrambe le dosi (la 2.a il 2 maggio 2021) e possiedo un green pass cartaceo (nessuno mi ha inviato un codice per scaricare la versione elettronica), anche se non ho capito perché non posso usare il certificato vaccinale presente nel mio fse (fascicolo sanitario elettronico) e devo usare un altro orpello burocratico (certo, non tutti hanno il fse, ma chi ce l'ha...).

Nel post precedente avevo fissato l'attenzione sul numero di contagi e sui decessi, considerati solo ad alcune (poche) date e con l'aggravante di non aver salvato la storia, l'evoluzione nel tempo, di questi decessi.
Qui cerco di rimediare all'errore e considero soltanto i decessi totali (cumulati) dal 1° giugno 2020 (in Italia, l'uscita dalla prima ondata pandemica che ha preceduto il libera tutti della scorsa estate) al 17 marzo 2021 (quando, per fortuna, le operazioni vaccinali in USA e Regno Unito rendevano più difficile il confronto con le altre nazioni), in Italia quasi al centro della terza ondata di contagi, o, se si preferisce, del "rimbalzo" della seconda.
Vedremo meglio queste ondate pandemiche nelle figure successive. Per ora osserviamo i valori dei decessi totali, scaricati manualmente dal sito worldometer.info per il quale noto due aspetti (marginali?):

  1. Tutti i file hanno 8 "buchi", cioè 8 giorni in cui manca il dato: ho usato un'interpolazione lineare per ricostruire il dato mancante. Non ho verificato se le 8 date sono le stesse per tutti i paesi, ma la semplice constatazione che siano sempre esattamente 8 mi fa pensare che il fatto dipenda dal sito di raccolta.
  2. Riportare a mano i dati letti dalla "bandierina" che si apre sul grafico implica la quasi certezza di commettere errori di battitura e di lettura. Il calcolo delle morti giornaliere (come differenza tra due valori cumulati successivi) ha permesso di identificare alcuni errori -ad esempio valori negativi non sono possibili- e di correggerli per ogni nazione considerata. Quando sono passato ai dati degli Stati Uniti mi sono accorto che tutti i valori erano sbagliati: siccome non è possibile sbagliare 290 letture in fila, penso che il sito abbia corretto il file di dati, rispetto a quanto avevo letto il giorno precedente (variazioni tra 90 e 500 decessi). Ho riportato tutti i nuovi valori USA, ma sono costretto ad indicare che ho scaricato i dati dei cinque stati il 27, 28, 29 luglio 2021.
Il grafico di figura 1 mostra i decessi cumulati, in due versioni: in basso i dati così come sono stati letti (quelli USA sono divisi per 2); in alto gli stessi valori scalati alla popolazione italiana, per osservare il comportamento degli altri stati se avessero avuto la stessa popolazione dell'Italia (nel post precedente la scalatura era stata calcolata rispetto agli USA).
Fig.1: In alto: morti totali cumulate, dal 1.6.2020 al 17.3.2021, scalate alla popolazione italiana (60.3 milioni). In basso: morti cumulate disponibili nel dataset, senza alcuna scalatura, solo con il dimezzamento dei dati americani che altrimenti avrebbero modificato troppo la scala verticale del grafico.

Dal grafico superiore si nota subito che l'Italia ha un comportamento migliore del Regno Unito per tutto il periodo, tranne tra i giorni 170 e 230 (17 novembre 2020 e 16 gennaio 2021). Stati Uniti e Brasile sono sempre migliori dell'Italia, tranne nel tratto 90-170 giorni (29 agosto-17 novembre 2020). Entrambe queste nazioni sono state indicate ripetutamente dalla stampa nostrana come esempi da non seguire (specie durante la presidenza Trump in USA), ma i numeri ci dicono che il vero esempio da non seguire è l'Italia (e la Gran Bretagna del periodo di massima precauzione). L'Iran è nettamente migliore di tutti e, sinceramente, non ricordo perché l'ho inserita nella lista: forse perché è uno stato "cattivo a prescindere", anche se nella gestione della pandemia non sembra proprio. O forse perché credo di ricordare che all'inizio della vicenda covid la sua situazione veniva indicata con insistenza dalla stampa.

Nella figura 2 è riportata la "storia" dei decessi cumulati, per milione di abitanti, l'equivalente completo dei valori indicati nel riquadro della figura nel post precedente. Complessivamente non molto diverso dalla figura 1, mostra un leggero miglioramento della situazione italiana rispetto a quella britannica ma, ancora una volta, gli stati che NON hanno seguito il principio di precauzione si sono comportati meglio. In particolare, gli Stati Uniti, in questa classifica, sono stati costantemente migliori dell'Italia.
Fig.2: morti totali, scalate alla popolazione dei singoli stati (morti per milione). Il numero degli abitanti di ogni stato è riportato nel grafico.

Anche se, a parte l'Iran, volessimo considerare le curve essenzialmente simili (ma qui si tratta di persone reali decedute, non di asettici dati proxy, e le curve non sono affatto sovrapponibili), l'uso del principio di "massima" precauzione avrebbe raggiunto, in Italia, il duplice brillante risultato di non far diminuire i decessi rispetto agli altri stati, e di "ammazzare" il tessuto economico della nazione.

La figura 3 mostra il numero di decessi giornalieri, calcolato come differenza all'indietro (backward; cioè il primo valore è la differenza tra il secondo dato e il primo; il secondo valore è la differenza tra il terzo dato e il secondo, e così via) delle morti cumulate, i valori letti dai grafici worldometer.info. Come per la figura 1, anche qui sono riportati i valori assoluti (in basso) e i valori per milione e come si era verificato, nell'altro post, per i contagi, i decessi seguono una fluttuazione settimanale che appare particolarmente ampia per il Regno Unito, durante quello che per noi è stato il rimbalzo della seconda ondata. In Italia le fluttuazioni sono più ampie durante la seconda fase. Gli Stati Uniti seguono la Gran Bretagna nel periodo della seconda ondata mentre l'Iran mostra una seconda fase (senza rimbalzo) leggermente precedente quella italiana e una serie in cui le fluttuazioni settimanali sono appena percepibili. L'Italia e il Brasile crescono nuovamente dopo il 270esimo giorno (25.2.21). Da notare che il Brasile è l'unico a non presentare la seconda fase, solo una crescita quasi costante dei decessi dopo il 6 novembre 2020, preceduta da una discesa da inizio serie a circa la fine di ottobre. Stati Uniti ed Iran mostrano una specie di debole "pre-seconda-fase" centrata attorno al 20 luglio 2020, non visibile nelle altre serie.
Fig.3: in alto: morti giornalieri per milione di abitanti dei singoli stati. in basso: valori assoluti dei decessi giornalieri (differenza tra il valore del giorno successivo e il valore del giorno precedente).

Da questa figura si deduce una situazione migliore per l'Italia (e UK) nei periodi non critici (prima della seconda ondata) e, durante la seconda ondata, un veloce peggioramento che la pone nella parte "alta" (cioè con un maggior numero di morti al giorno per milione) del grafico, a quasi allo stesso livello di Regno Unito e USA.
Anche in questo caso, purtroppo, vale la stessa considerazione espressa sopra: il principio di precauzione non porta miglioramenti, anche se si osservano alcuni aspetti positivi nei periodi meno critici della serie.

Per quanto riguarda lo spettro delle cinque serie, sono confermati anche per i decessi i massimi spettrali dei contagi (l'altro post) a 7 e 3.5 giorni. Si nota una somiglianza tra USA e Brasile e, più vaga, tra Italia e Regno Unito; per tutte le nazioni sono presenti i picchi a 30 e 60 giorni; solo l'Iran ha un massimo a circa 115 giorni e solo gli USA a circa 165 giorni (3.8 e 5.5 mesi circa, rispettivamente); il Regno Unito mostra il periodo più lungo a 85 giorni (~2.8 mesi) e il Brasile a 105 giorni (~3.6 mesi), mentre l'Italia ha un debole massimo a 130 giorni (~4.3 mesi).

Conclusioni
L'aspetto che mi interessa sottolineare è che l'applicazione acritica (senza almeno la previsione di un guadagno, non solo economico) del principio di precauzione, allo stesso modo in cui viene applicato nella conclamata (ma falsa) emergenza climatica, non porta ad alcun vantaggio ma, nel caso climatico, ad un prevedibile sconvolgimento del nostro sistema economico e sociale che per di più si vorrebbe sostenuto proprio dalle classi (sociali e di età) che più soffriranno per i cambiamenti (vedere le marce per il clima).
Dopo la pubblicazione è stato aggiunta la Svezia (vedere il sito di supporto).

Tutti i dati e i grafici sono disponibili nel sito di supporto (linee su fondo verde chiaro indicate come CM190)


01.8.21